L’iperomocisteinemia, nota anche come omocisteina alta, è una condizione presente a diverse età e tipica anche dell’invecchiamento. Numerosi studi1 hanno evidenziato un aumento significativo di valori di omocisteina con l’avanzare dell’età, associato a disturbi tipici di questa fase della vita, come fragilità ossea, ridotta capacità rigenerativa, disfunzioni cardiovascolari e declino cognitivo e renale. Le cause dell’omocisteina alta possono includere fattori nutrizionali, carenza di folati e vitamine del gruppo B, stile di vita o assunzione di specifici farmaci.
Effetti dell’omocisteina alta sull’organismo
L’iperomocisteinemia può avere effetti negativi su vasi sanguigni, ossa e tessuto nervoso, rendendo importante il monitoraggio dei valori di omocisteina nella popolazione sia adulta che anziana. I valori normali di omocisteina si collocano generalmente tra 5 e 15 µmol/L. Studi scientifici2 hanno dimostrato che il metabolismo dell’omocisteina si altera con l’invecchiamento, accelerando il processo di invecchiamento e provocando alterazioni strutturali e funzionali delle cellule.
Un metabolismo alterato dell’omocisteina contribuisce allo sviluppo e alla gravità della neurodegenerazione. L’iperomocisteinemia è inoltre un noto fattore di rischio per complicazioni cardiovascolari e disfunzione renale3. Infine, la compromissione del metabolismo dell’omocisteina contribuisce allo sviluppo dell’osteoporosi, influenzando negativamente il turnover osseo e la qualità della matrice collagena.
Omocisteina alta: cause principali
L’omocisteina alta può derivare da molteplici fattori che interferiscono con il suo metabolismo, causando un accumulo nel sangue e determinando una condizione di iperomocisteinemia. Le cause più comuni riguardano sia aspetti genetici e fisiologici, sia abitudini di vita e assunzione di farmaci.
Con l’avanzare dell’età, la funzione degli enzimi coinvolti nel metabolismo dell’omocisteina tende a ridursi. Questo può determinare una minore capacità di conversione dell’omocisteina in metionina o cisteina, favorendone l’accumulo plasmatico. Tale riduzione può essere aggravata da polimorfismi genetici che interessano enzimi chiave, come la metilentetraidrofolato reduttasi (MTHFR).
La carenza di folati e delle vitamine del gruppo B (in particolare B6, B12 e B9) rappresenta una delle cause più frequenti di valori elevati di omocisteina. Questi micronutrienti svolgono un ruolo essenziale nei processi di metilazione e nella detossificazione dell’omocisteina; un loro deficit può quindi alterarne il metabolismo, favorendo l’iperomocisteinemia.
Anche lo stile di vita incide in modo significativo. Inattività fisica4, fumo di sigaretta e consumo di alcol sono stati associati a un aumento dei livelli plasmatici di omocisteina. Al contrario, un’attività fisica regolare e un’alimentazione equilibrata, ricca di frutta, verdura e legumi – principali fonti di folati – possono aiutare a mantenerli entro valori fisiologici.
Secondo alcuni studi, anche alcuni farmaci comunemente utilizzati in età avanzata possono interferire con il metabolismo dell’omocisteina. Un esempio è la levodopa5 impiegata nel trattamento della malattia di Parkinson, che attraverso l’enzima catecol-O-metiltransferasi comporta un maggior consumo di cofattori metilanti, contribuendo così all’aumento dei livelli plasmatici di omocisteina.
Come gestire l’omocisteina alta
La gestione dell’omocisteina alta si basa su un approccio integrato che combina alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, integrazione mirata e monitoraggio clinico. Una dieta ricca di folati e vitamine del gruppo B (presenti in verdure a foglia verde, legumi, pesce, cereali integrali e carne magra) favorisce il corretto metabolismo dell’omocisteina, contribuendo a mantenerne i livelli entro range fisiologici. In presenza di carenze nutrizionali o di aumentato fabbisogno, può essere utile una supplementazione di acido folico, vitamina B6 e B12, da valutare e consigliare sempre sotto indicazione degli specialisti della salute. Anche lo stile di vita riveste un ruolo chiave: l’attività fisica costante, unita alla riduzione di fumo e consumo di alcol, aiuta a regolare il metabolismo dell’omocisteina. Infine, il monitoraggio periodico dei valori plasmatici è fondamentale, soprattutto in età avanzata o in presenza di fattori di rischio cardiovascolare e neurologico, per prevenire le complicanze legate all’iperomocisteinemia.
Fonti:
- 1Olivia R. Henry, Hamed Benghuzzi, Herman A. Taylor, Michelle Tucci, Kenneth Butler, Lynne Jones, Suppression of Homocysteine Levels by Vitamin B12 and Folates: Age and Gender Dependency in the Jackson Heart Study,The American Journal of the Medical Sciences,Volume 344, Issue 2,2012, Pages 110-115,ISSN 0002-9629,https://doi.org/10.1097/MAJ.0b013e31823782a5.
- 2 E.A. Ostrakhovitch, S. Tabibzadeh,Homocysteine and age-associated disorders,Ageing Research Reviews,Volume 49,2019,Pages 144-164,ISSN 1568-1637,https://doi.org/10.1016/j.arr.2018.10.010. (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1568163718300771)
- 3Richard J. Glassock, Andrew D. Rule,The implications of anatomical and functional changes of the aging kidney: with an emphasis on the glomeruli,Kidney International,Volume 82, Issue 3,2012, Pages 270-277,ISSN 0085-2538,https://doi.org/10.1038/ki.2012.65.
- 4Kulkarni K, Richard BC. Lifestyle, homocysteine, and the metabolic syndrome. Metab Syndr Relat Disord. 2003 Jun;1(2):141-7. doi:10.1089/154041903322294461. PMID: 18370635.
- 5Müller T, Renger K, Kuhn W. Levodopa-associated increase of homocysteine levels and sural axonal neurodegeneration. Arch Neurol. 2004 May;61(5):657-60. doi: 10.1001/archneur.61.5.657. PMID: 15148140.


