Omocisteina alta: un rischio per la salute delle ossa

Tenere sotto controllo l’omocisteina alta è molto importante per diverse ragioni. Oltre a rappresentare un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, l’accumulo di omocisteina può essere associato a problematiche legate alla salute delle ossa. Se l’avanzare dell’età è già un elemento determinante nel valutare il rischio di osteoporosi e fratture osteoporotiche, è altrettanto essenziale tenere sotto controllo le concentrazioni di omocisteina, poiché queste possono influenzare la composizione delle sostanze che garantiscono la robustezza della struttura ossea. In questo articolo, esploreremo il legame tra iperomocisteinemia e salute delle ossa, offrendo alcuni consigli su come mantenerla nel tempo, indipendentemente dalla presenza di alti livelli di omocisteina.

I maggiori rischi della fragilità ossea

Una delle problematiche coinvolte nell’aumento dell’omocisteina plasmatica è l’osteoporosi, uno stato di bassa densità minerale nelle ossa dovuto spesso all’invecchiamento e alla menopausa, che provoca un drastico calo degli estrogeni. L’osteoporosi è caratterizzata da un deterioramento della microarchitettura ossea e, quindi, da un elevato rischio di fratture osteoporotiche. Secondo il Ministero della Salute, le fratture osteoporotiche rappresentano proprio la principale complicanza dell’osteoporosi, soprattutto a carico di anca, colonna vertebrale, polso e spalla. Inoltre, in diversi pazienti, queste fratture possono presentarsi ripetutamente nell’arco dell’invecchiamento.

Proprio le associazioni tra omocisteina e salute ossea sono state indagate in diversi studi prospettici condotti su gruppi di uomini e donne di età avanzata1.

La relazione tra omocisteina alta e problematiche alle ossa

Quali sono i meccanismi che coinvolgono l’iperomocisteinemia e nella maggiore incidenza di osteoporosi e di fratture ossee? La comunità scientifica ha ipotizzato dinamiche di diversa natura. Osserviamone alcune.

Diversi studi hanno ipotizzato che l’omocisteina possa interferire sui legami crociati delle fibre che compongono il collagene2. Il collagene è una proteina strutturale e fibrosa del tessuto connettivo, che forma struttura di sostegno per numerosi organi e tessuti, tra cui la pelle e le ossa.

Secondo la Fondazione Firmo, l’aumento dei livelli di omocisteina nel sangue potrebbe andare di pari passo ad una riduzione delle vitamine B6 e B12 e dell’acido folico, sostanze significativamente coinvolte nella conversione dell’omocisteina in altri aminoacidi e del suo metabolismo. Di conseguenza, le vitamine del gruppo B contribuiscono a prevenire l’accumulo dell’omocisteina e dei suoi effetti negativi.

Inoltre, secondo un recente articolo del dott. Gianfranco Pisano, noto divulgatore dei meccanismi annessi dell’osteoporosi, questa problematica può essere dovuta ad un deficit di vitamina D, coinvolta nella regolazione diretta di un enzima importantissimo nel metabolismo dell’omocisteina plasmatica: la cistationina beta-sintasi.

[1] Caterina Tinelli, Antonella Di Pino, Elena Ficulle, Serena Marcelli, Marco Feligioni,  Hyperhomocysteinemia as a Risk Factor and Potential Nutraceutical Target for Certain Pathologies, Frontiers in Nutrition, p.8

[2] LUBEC B, et al. Evidence for McKusick’s hypothesis of deficient collagen cross-linking in patients with homocystinuria. Biochem Biophys acta 1996; 1315:159-62.

Prevenire la fragilità ossea: le sane abitudini da seguire

Seguire un corretto stile di vita aiuta a mantenere la salute generale, ma anche quella delle ossa, perché può prevenire diverse complicazioni tipiche dell’avanzare dell’età. Evitare il fumo, fare attività fisica e mantenere un’alimentazione corretta è fondamentale per diminuire il rischio di problematiche cardiovascolari e ritardare l’osteoporosi.

Per quanto riguarda l’alimentazione, è noto che tanto nell’invecchiamento senile quanto nell’insorgenza della menopausa (con il conseguente calo degli estrogeni) aumenta il fabbisogno di calcio.  Secondo la Fondazione Umberto Veronesi, si può fare affidamento ad alimenti come latticini, verdure a foglia larga, la frutta fresca e secca e i legumi. Al contempo, è importante non eccedere nel consumo di alimenti che contengono elevate quantità di fosforo, che accelera la degradazione del calcio e del magnesio. Bisogna quindi diminuire alimenti come la carne rossa, cibi elaborati e le bevande gassate.

Se si riscontrano livelli alti di omocisteina associati a fragilità ossea, è importante pianificare con il proprio medico una dieta ricca di Vitamine B e un’eventuale integrazione naturale con prodotti a base di questi nutrienti. In una meta-analisi di Van Wijngaarden del 2013 si conferma l’importanza di mantenere adeguati livelli di vitamine del gruppo B (acido folico, vitamina B9, B6 e B12) e di tenere sotto controllo l’aumento di omocisteina nel sangue. Questo fattore, come già accennato, è stato associato ad un basso livello di densità minerale ossea, ma anche ad un elevato rischio di altre problematiche legate al ridotto metabolismo dell’omocisteina.


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