Omocisteina alta in gravidanza e diabete gestazionale: esiste una correlazione?

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Il diabete gravidico, definito anche Diabete Mellito Gestazionale (Gestational Diabetes Mellitus, GDM), è una forma di intolleranza al glucosio che compare per la prima volta durante la gravidanza e tende a risolversi dopo il parto1. Questa condizione, sempre più comune nelle donne in età fertile, rappresenta una sfida crescente per la salute pubblica a causa delle sue possibili complicanze materno-fetali2 e del rischio di sviluppare diabete di tipo 2 nel lungo termine3.

Negli ultimi anni, l’attenzione della comunità scientifica si è concentrata sull’individuazione di marcatori precoci che possano facilitare la diagnosi e la gestione del diabete gestazionale4. Tra questi, l’omocisteina alta5.è emersa come potenziale indicatore di rischio. Elevati livelli sierici di omocisteina sono stati associati a un aumento delle complicanze microvascolari e cardiovascolari nei pazienti diabetici e potrebbero svolgere un ruolo anche nelle alterazioni vascolari osservate durante la gravidanza.

Il diabete gestazionale: una condizione da non sottovalutare

Il diabete gestazionale (GDM) è una forma di intolleranza al glucosio che può comparire durante la gravidanza in donne che non avevano precedenti diagnosi di diabete. Nella maggior parte dei casi, il diabete gestazionale non provoca sintomi evidenti, motivo per cui lo screening prenatale è diventato una prassi comune tra la 24ª e la 28ª settimana di gestazione6.

Il diabete gestazionale interessa circa il 3–10% delle donne in gravidanza, a seconda della popolazione studiata e dei criteri diagnostici utilizzati, e riguarda oltre 200.000 casi all’anno7. Se non viene gestito adeguatamente, il diabete gestazionale può comportare rischi significativi sia per la madre che per il feto.

Come già precedentemente evidenziato, lato materno il diabete gestazionale aumenta il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 negli anni successivi: fino al 60%8 delle donne che ne hanno sofferto in gravidanza può sviluppare la malattia entro 10–20 anni. Inoltre, il diabete gestazionale tende a ripresentarsi nelle gravidanze successive, con una frequenza che può arrivare all’84%, in particolare in alcuni gruppi etnici.

Anche il bambino può essere esposto a diverse complicanze. Se la glicemia materna non è controllata, il feto può crescere eccessivamente (macrosomia)9, con un aumento del rischio di parto complicato. Al contrario, se il diabete è gestito in modo rigoroso, può verificarsi un ritardo nella crescita intrauterina. Altri possibili effetti sul neonato includono ipoglicemia alla nascita, ittero, squilibri elettrolitici e difficoltà respiratorie10, legate a una maturazione polmonare incompleta.

Studi recenti hanno inoltre evidenziato che i figli di madri con GDM hanno una maggiore probabilità di sviluppare obesità11 e diabete di tipo 2 in età infantile o adulta, in proporzione diretta ai livelli di glucosio materno durante la gestazione. Anche quando ben controllato, il diabete gestazionale è associato a un rischio aumentato di malformazioni congenite rispetto alle gravidanze non diabetiche12.

Omocisteina alta e diabete gestazionale: una correlazione da considerare

Negli ultimi anni, diversi studi hanno evidenziato come livelli elevati di omocisteina nel sangue possano rappresentare un fattore di rischio indipendente per lo sviluppo di complicanze cardiovascolari e metaboliche, inclusi i disturbi legati al diabete. In particolare, è emerso un crescente interesse per il possibile ruolo dell’omocisteina anche nel diabete gestazionale (GDM) 13, dove potrebbe contribuire ad aumentare il rischio di complicanze come ipertensione o preeclampsia. Secondo i risultati di una recente meta-analisi, le donne con diabete gestazionale (GDM) mostrano livelli sierici di omocisteina più elevati rispetto ai controlli sani, in particolare se nel secondo trimestre e in soggetti di età superiore ai 30 anni14. Durante la gravidanza, la concentrazione di omocisteina tende a diminuire fisiologicamente, complice la riduzione dell’albumina e l’assunzione di acido folico, generalmente raccomandata già nel primo trimestre.

Dal momento che spesso il diabete gestazionale è asintomatico, l’omocisteina potrebbe rappresentare un utile biomarcatore per rilevare precocemente alterazioni microvascolari. È noto che la supplementazione con acido folico, già ampiamente impiegata per prevenire i difetti del tubo neurale, sia in grado di ridurre significativamente i livelli sierici di omocisteina.

Omocisteina alta in gravidanza: cosa fare?

Come evidenziato dal Gruppo di Studio Interassociativo AMD-SID Diabete e Gravidanza e curato da specialisti delle società scientifiche SID (Società Italiana di Diabetologia) e AMD (Associazione Medici Diabetologi), l’omocisteina può rappresentare un utile indicatore metabolico nelle donne con diabete in gravidanza. L’innalzamento dei suoi livelli, spesso legato a carenze di vitamina B12 e acido folico, è stato associato a un aumento del rischio di complicanze come preeclampsia e parto prematuro. Durante la gestazione, i livelli di vitamina B12 tendono a ridursi, mentre quelli di omocisteina aumentano, soprattutto nell’ultimo trimestre, delineando un potenziale stato di carenza metabolica. In questo contesto, il monitoraggio dello stato vitaminico e l’intervento con una integrazione alimentare si configurano come azioni semplici ma efficaci per sostenere la salute materna e favorire esiti favorevoli per il nascituro.

Fonti:

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Photo credits
Foto di MART PRODUCTION: https://www.pexels.com/it-it/foto/persone-donna-tecnologia-salute-7089333/

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